L'hack da 116 milioni che ha svuotato wallet "offline": cosa insegna il caso Coldcard su come nasce davvero una seed sicura
- 2 giorni fa
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Nessun phishing. Nessun dispositivo rubato. Nessuna seed persa per una mail sbagliata. Eppure oltre 5.200 indirizzi Bitcoin sono stati svuotati da un cold wallet, il tipo di dispositivo che per anni abbiamo indicato come lo standard massimo di sicurezza. Se insegni o studi crypto, questo caso è una lezione che vale più di dieci corsi.
Cosa è successo, in breve
A fine luglio 2026 Coinkite, l'azienda canadese che produce Coldcard uno degli hardware wallet Bitcoin più raccomandati al mondo ha comunicato una falla nel firmware attiva dal 2021. Un attaccante ha iniziato a prosciugare wallet dormienti senza mai avere accesso fisico ai dispositivi delle vittime. Solo nella prima ondata sono stati drenati oltre 1.000 BTC da più di mille indirizzi in circa 40 minuti. Le stime più aggiornate parlano di cifre comprese tra i 116 e i 130 milioni di dollari rubati, con una possibile quarta ondata ancora in corso.
La cosa che ha scosso davvero il settore non è l'ammontare, per quanto enorme. È che le vittime avevano fatto tutto secondo il manuale: seed mai condivisa, dispositivo mai collegato a internet, backup chiuso in cassaforte. E non è bastato.
La causa: non un furto, una fabbrica di chiavi difettosa
Per capire cosa sia andato storto devi pensare al tuo wallet come a una fabbrica che stampa chiavi. Ogni volta che generi una nuova seed, quella fabbrica deve tirare fuori un numero così imprevedibile che nemmeno il produttore, guardando il processo dall'esterno, potrebbe indovinarlo in anticipo. Questa imprevedibilità si chiama entropia, ed è la vera materia prima della sicurezza crypto. Non i 12 o 24 paroline sullo schermo quelle sono solo l'etichetta finale. È da dove arrivano quelle parole che dipende tutto.
Nei dispositivi Coldcard colpiti, il firmware avrebbe dovuto pescare questa casualità da un chip hardware dedicato, pensato apposta per catturare fenomeni fisici imprevedibili come il rumore termico di un semiconduttore. Invece, per un difetto introdotto nel 2021, in certe condizioni il dispositivo bypassava quel chip e si affidava a un generatore software molto più debole, in alcuni casi legato a valori tutt'altro che casuali, come il numero seriale del dispositivo stesso.
È come se tu avessi commissionato una cassaforte blindata, l'avessi murata in una stanza segreta, ma il fabbro avesse impostato la combinazione usando la data di produzione stampata sul retro. La cassaforte, di per sé, è perfetta. Il problema è nato prima, nella testa di chi ha scelto la combinazione.
Perché aggiornare il firmware non basta
Questo è il punto che crea più confusione tra i neofiti, quindi va scandito bene: la patch corregge il processo per le seed future, non ripara quelle già generate. Se hai creato il tuo wallet su un dispositivo vulnerabile prima della correzione, la tua seed va considerata compromessa a prescindere da quanto tempo sia rimasta al sicuro. Non esiste un modo per "verificare" a posteriori se le tue parole sono uscite da un tiro di dadi truccato o da uno onesto sulla carta sembrano identiche. L'unica strada è generare una seed completamente nuova su un dispositivo con firmware corretto, spostare i fondi, e trattare la vecchia seed come bruciata per sempre.
La cosa che ha davvero protetto chi si è salvato
C'è un dettaglio che vale la pena mettere in evidenza, perché è la chiave letteralmente di tutto l'articolo: chi aveva aggiunto entropia propria tramite tiri di dado fisici non è stato toccato dalla falla, secondo la stessa posizione di Coinkite. Perché? Perché mescolando la tua casualità fisica a quella del chip, anche se il chip è truccato o difettoso, il risultato finale resta imprevedibile. È la differenza tra fidarsi ciecamente del fabbro e cambiare tu stessa, di nascosto, l'ultima cifra della combinazione dopo che l'ha impostata lui.
Coldcard, Ledger, Trezor, Foundation Passport: chi fa cosa
Prima di arrivare alla checklist, vale la pena guardare fianco a fianco come si comportano oggi quattro dei nomi più citati sul mercato. Non per incoronare un vincitore — nessuno è "immortale", lo ha appena dimostrato Coldcard ma per capire quali domande porti a ciascun produttore quando valuti dove mettere i tuoi fondi.
Dispositivo | Firmware | Fonte di entropia | Entropia aggiuntiva da dadi | Nota dopo il caso Coldcard
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Coldcard | Open source | Chip TRNG dedicato + generatore software (qui il bug) | Sì, storicamente uno dei punti di forza del dispositivo | Proprio chi usava i dadi non è stato colpito: l'incidente conferma il valore di questa funzione, non la rende superflua |
Trezor | Open source (firmware, hardware design e bootloader pubblici) | Combinazione di più fonti hardware e software | No, non prevede l'inserimento manuale di tiri di dado | La trasparenza del codice resta un punto a favore, ma l'assenza dell'opzione dadi toglie quel "cuscinetto" extra che ha salvato altri utenti |
Ledger | Closed source | Secure element proprietario, certificato ma non ispezionabile pubblicamente | No | Le certificazioni ci sono, ma vanno prese sulla parola: nessun ricercatore esterno può leggere il codice riga per riga come è successo per Coldcard |
Foundation Passport | Open source | Tre fonti indipendenti combinate: circuito a rumore fisico dedicato, TRNG del processore e RNG del secure element | Sì | È l'approccio più "ridondante" del gruppo: se una sola fonte fosse compromessa, le altre due dovrebbero comunque tenere |
La riga da sottolineare in aula è quella di Ledger: closed source non vuol dire insicuro, ma vuol dire che la sicurezza si basa sulla fiducia nelle certificazioni dichiarate dal produttore, non sulla possibilità di controllo diretto della community. Coldcard e Foundation Passport, al contrario, ti permettono almeno in teoria di far verificare il codice a chiunque abbia le competenze per farlo. Il caso Coldcard dimostra che open source non è una garanzia assoluta (il bug era lì, nel codice pubblico, per cinque anni prima che qualcuno lo notasse), ma resta comunque l'unico modello che rende l'errore individuabile e correggibile dall'esterno, invece che nascosto per definizione.
Come riconoscere un wallet che genera seed in modo davvero sicuro
Qui arriva la parte pratica, quella che dovresti portarti via da questo articolo. Non esiste un dispositivo "immune" per definizione lo dimostra proprio il fatto che a cadere sia stato uno dei nomi più fidati del settore. Esiste però una checklist di caratteristiche che riduce drasticamente il rischio, perché lo rende verificabile invece che un atto di fede.
1. Firmware e hardware open source
Se il codice che genera la tua seed è pubblico, chiunque ricercatori di sicurezza indipendenti, community, altri produttori concorrenti può guardare dentro il motore e controllare che giri come dichiarato. Un firmware chiuso ti chiede di fidarti sulla parola del produttore, punto. Un firmware aperto ti permette di verificare, o quantomeno di sapere che qualcun altro lo sta facendo al posto tuo. Non è un dettaglio ideologico da cypherpunk: è la differenza tra "fidati di me" e "controlla tu stessa".
2. Certificazioni indipendenti del generatore casuale
I chip TRNG (True Random Number Generator) dei wallet più seri passano attraverso laboratori terzi che li sottopongono a batterie di test statistici in condizioni diverse di temperatura, voltaggio e frequenza, ottenendo certificazioni come EAL5+ o AIS-31. Non è una garanzia assoluta il caso Coldcard riguardava comunque un chip di qualità bypassato da un bug software ma è un filtro in più rispetto a un componente "random" scelto senza alcuna verifica esterna.
3. Fonti di entropia multiple e indipendenti
I progetti più solidi non si affidano a un'unica fonte di casualità, ma ne combinano diverse per esempio un circuito fisico dedicato, il generatore hardware del processore e quello del secure element in modo che un difetto in una singola fonte non comprometta il risultato finale. È lo stesso principio per cui non affidi la sicurezza di casa a una sola serratura se puoi permetterti anche un catenaccio e un allarme: un solo punto di cedimento non deve poter bastare a un attaccante.
4. La possibilità di aggiungere la tua entropia fisica (dice roll)
Questa, alla luce dei fatti recenti, è probabilmente la caratteristica più sottovalutata e più concreta di tutte. Un wallet che ti permette di inserire manualmente il risultato di decine di lanci di dadi fisici e di combinarlo con quello generato dal chip ti dà un'assicurazione extra che non dipende dalla fiducia nel produttore. Per un seed da 24 parole servono all'incirca 100 lanci onesti per raggiungere un'entropia comparabile; anche solo 50 lanci aggiungono un margine di sicurezza enorme. Se il tuo dispositivo lo prevede, usalo. Sempre.
5. Per i wallet mobile: verifica chi genera davvero la casualità
Se lavori o insegni a chi lavora con wallet da smartphone, il rischio ha una forma diversa ma la stessa sostanza. Il sistema operativo del telefono ha già un generatore di numeri casuali robusto, continuamente testato e attaccato da eserciti di ricercatori in tutto il mondo. Un'app seria dovrebbe appoggiarsi a quello. Il problema nasce quando uno sviluppatore decide di "reinventare la ruota" e scrivere un proprio generatore casuale interno all'app: è esattamente lì che si sono verificati più episodi di seed indovinabili nella storia recente dei wallet mobile. Non è un caso isolato Coldcard: è lo stesso errore, ripetuto in salsa software.
6. Lunghezza della seed: 24 parole come standard
Una seed a 12 parole offre 128 bit di entropia, già enormi da forzare con la potenza di calcolo attuale. Una a 24 parole ne offre 256, il livello considerato lo standard per chi custodisce capitale importante o pensa a un orizzonte generazionale. Più lunga la frase, più ampio il margine anche in caso di piccoli difetti nella fonte di casualità.
7. Reputazione, track record e programmi di audit continuativi
Un'azienda che pubblica avvisi di sicurezza in modo trasparente quando trova un problema invece di nasconderlo o minimizzarlo è un segnale di maturità, non di debolezza. Cerca produttori con una storia di audit indipendenti pubblici, bug bounty attivi e comunicazione chiara in caso di incidenti. Il caso Coldcard, paradossalmente, è stato gestito con una disclosure abbastanza rapida: il problema è arrivato dopo cinque anni di esposizione silenziosa, non dopo la scoperta.
8. Diffida degli strumenti online e dei cloni
Un'ultima nota che vale come regola generale: se generi o verifichi qualcosa legato alla tua seed tramite un tool web, controlla con ossessione il dominio esatto. Nel giro di poche settimane da un incidente come questo, spuntano sempre cloni quasi identici agli strumenti legittimi, pensati apposta per intercettare chi sta migrando i fondi nel panico. La fretta, in questi casi, è il miglior alleato dell'attaccante.
Cosa fare se non sei sicura/o di come è nata la tua seed attuale
Verifica modello e versione firmware del tuo dispositivo attuale.
Se non ricordi con certezza se la seed è stata generata sul dispositivo o importata, e se non hai aggiunto entropia con dadi fisici, considerala potenzialmente a rischio.
Aggiorna il firmware ma ricorda: protegge solo le seed create dopo l'aggiornamento.
Genera una seed completamente nuova, possibilmente aggiungendo entropia da dadi fisici se il dispositivo lo consente.
Sposta i fondi dalla vecchia seed alla nuova, verificando l'indirizzo di ricezione direttamente sullo schermo del dispositivo.
Non digitare mai la vecchia o la nuova seed su un computer, telefono, browser o modulo online, nemmeno per "verificarla".
Tratta la vecchia seed come bruciata per sempre, anche dopo aver spostato i fondi.
La lezione da portare a casa
Per anni abbiamo ripetuto ai neofiti "not your keys, not your coins" come se il concetto si esaurisse nel possesso fisico del dispositivo. Il caso Coldcard aggiunge un livello che troppo spesso saltiamo: not your entropy, not your coins. Puoi fare tutto giusto offline, autocustodia, nessuna condivisione e restare comunque esposta se la macchina che ha coniato le tue chiavi aveva un difetto di fabbrica invisibile a occhio nudo. La cassaforte più blindata del mondo non serve a nulla se qualcun altro ha scelto la combinazione al posto tuo, anche per errore.
La vera sovranità finanziaria non si ferma al "tengo le chiavi io". Si spinge fino a chiedersi: chi, o cosa, ha davvero generato quella chiave e posso verificarlo io stessa, invece di doverci credere sulla parola?
Alla fine è sempre lo studio che ti salva.




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